COME SI FA A FAR DURARE UNA RELAZIONE?

nuovo appuntamento con l’APERICENA CON LA PSICOLOGA

organizzato da OneParent Piemonte

Alla ricerca dei motivi che hanno fatto naufragare il nostro amore, è più facile fare l’autopsia della coppia che scoppia  e con più fatica ci chiediamo come si può fare a far durare una relazione: preferiamo pensare che sia un mito irraggiungibile o qualcosa di innaturale!

In questa serata proveremo, invece, a capire insieme se esistono delle buone prassi, che ci aiutino a vivere “insieme per sempre, felici e contenti”, ma soprattutto evitare di diventare dei monogami seriali, nell’infruttuosa ricerca della felicità a due.

 

Fai parte di un’associazione? Gestisci un nido o uno spazio ricreativo? Oppure hai un gruppo di amici e vi piace confrontarvi sulle tematiche psicologiche? Siamo disponibili ad organizzare incontri a tema per associazioni e gruppi, anche presso il mio studio (capienza massima 18 persone). Non esitate a contattarmi per informazioni e costi al 347 10 74 314  oppure tramite email elena.sardo@relazionipositive.it

OVVERO

COME RIFARSI UNA VITA SENTIMENTALE SENZA INCASINARE I FIGLI

dopo un lutto o dopo una separazione, la vita piano piano si riorganizza e si comincia a pensare di nuovo a se stessi, all’idea di essere felici con qualcuno, ad un nuovo amore.

 

Essere di nuovo felici è importante per voi e per i vostri figli, ma si corre il rischio di agire esclusivamente sulla scia dell’entusiasmo e dell’innamoramento, dimenticando cosa sarebbe meglio per loro, non solo per noi.

In questa incontro cercheremo di capire, non solo in che modo introdurre i nuovi partner all’interno del nucleo familiare, ma anche come godere appieno della nuova relazione e farla crescere piano piano.

Evento organizzato da One Parent, formula apericena, posti limitati

 

Sono disponibile ad organizzare incontri a tema per associazioni e gruppi, anche nel mio studio (capienza massima 18 persone). Non esitate a contattarmi per informazioni e costi al 347 10 74 314  oppure tramite email elena.sardo@relazionipositive.it

ovvero

COME NON DARE RISPOSTE DEL CAVOLO ALLE DOMANDE SULLA CICOGNA

L’educazione all’affettività e alla sessualità è uno dei compiti educativi più importanti, ma anche uno di quelli che affrontiamo con maggior difficoltà

I dubbi maggiori riguardano:

  • Quando affrontare l’argomento?
  • Come affrontarlo?

in questo incontro cercheremo di chiarirci le idee su come, quando e cosa dire ai nostri figli sulle emozioni, il corpo e la sessualità, rispetto alle tappe evolutive.

Cercheremo di costruire insieme un piccolo vademecum, una traccia da seguire, per non dimenticare di affrontare i temi fondamentali, ogni volta che dovremo affrontare questo delicato compito educativo.

E parleremo anche di libri, ottimi alleati per creare dialogo con i figli, insieme a Massimo Minuti, libraio e biblioterapeuta

Evento organizzato da One Parent, formula apericena, posti limitati

 

Sono disponibile ad organizzare incontri a tema per associazioni e gruppi, anche nel mio studio (capienza massima 18 persone). Non esitate a contattarmi per informazioni e costi al 347 10 74 314  oppure tramite email elena.sardo@relazionipositive.it

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre scorso, come tutti sappiamo, il mondo ha perso un altro po’ di senso.
Il mio primo pensiero è stato per la mia compagna di università che vive a Parigi e sincerarmi che stesse bene.
L’attimo dopo ho pensato che ha una figlia: siamo professioniste del settore, ma essere madri e essere dentro ai fatti, a due passi dagli attentati, ti può mandare in corto circuito il cervello…e poi ho pensato alle mie bimbe e a cosa avrei dovuto raccontare loro.

Penso che una delle prime cose che sarà venuta in mente alla maggior parte di noi sia stata proprio come parlarne ai bambini.

In questi giorni, sono stati numerosissimi i contributi in tal senso e la maggior parte di essi sono stati ineccepibili (per cui mi sono risparmiata dal dire la mia).

Mi sono confrontata a cuore aperto anche nel gruppo Genitoricrescono su Facebook (qui potete leggere il bel post che ha scritto Silvia in proposito http://genitoricrescono.com/mano-nella-mano-dopo-parigi/) e ho riflettuto su cosa far sapere alle mie figlie, attingendo non solo alle competenze professionali, ma anche all’esperienza di figlia cresciuta negli Anni di Piombo.

Ieri, però, ho letto questo articolo
https://www.uppa.it/blog/attentati-di-parigi-i-bambini-ci-guardano/

Sicuramente corretto nella risposta, mi ha però lasciata perplessa, perchè non tocca un punto per me fondamentale: i bambini piccoli NON DOVREBBERO GUARDARE IL TELEGIORNALE.

La storia della ricerca psicologica e sociologica sul rapporto tra media e minori, la dice lunga sulla preoccupazione che la televisione ha da sempre destato: ad esempio gli studi di Bandura negli anni ’60 (“What Tv violence can do to your child”) in  cui veniva ipotizzato un influsso sul modellamento (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dell’apprendimento_sociale) e quindi un’imitazione dei comportamenti violenti, oppure la teoria dell'”incubazione culturale” del francese Gerbner, pubblicata nel 1995, secondo cui l’esposizione ad un certo tipo di immagini potrebbe attivare una progressiva desensibilizzazione alla violenza reale.

Nel 1997, nel libro “Cara TV con te non ci sto più” (di Lodi, Pellai e Slepoj, ed. Franco Angeli), la psicoterapeuta Vera Slepoj, parlava addirittura di trauma da video, riferendosi al possibile impatto, appunto, traumatico che possono avere le esperienze percettive ed emotive che il video ci impone, soprattutto per chi, come i bambini, ha un apparato psichico fragile (io preferisco definirlo come “non ancora strutturato”) e non è in grado di rielaborare i propri vissuti in merito. Pensiamo, allora, a quanto male può fare quando non si tratta di finzione, ma di racconto della realtà!

 

Ma allora, perchè mHenri-Grant-Children-watching-television-1953ai una bambina in età prescolare stava guardando il tg?

 

Proprio perchè, come scrive il dott. Conti Nibali nell’articolo, “I bambini capiscono molto di più di quanto noi possiamo immaginare”, perchè non poniamo più attenzione a cosa li esponiamo?

E’ doveroso spiegare ai bambini le cose, è doveroso non mentire loro, è doveroso avere il coraggio di parlare loro delle nostre paure, trovando il modo di rassicurarli comunque e dobbiamo essere disponibili a parlare con loro di qualunque cosa, perchè è proprio attraverso il dialogo con noi che possono crescere, dotati degli strumenti idonei per affrontare la vita.

Ma insegneremmo mai le divisioni ad un bambino di tre anni, prima che il suo sistema nervoso si sia strutturato abbastanza cosicchè le possa comprendere? Credo proprio di no.

Allora perchè lasciamo che vedano o sentano cose che, non solo sono al di fuori della loro più piena comprensione, ma anche fonte di probabile turbamento emotivo?

Li sopravvalutiamo? Li sottovalutiamo, pensando di potergli raccontare che hanno capito male? O siamo solo così tanto distratti da dimenticarci la loro fragilità? Oppure siamo così egoisti, che il nostro bisogno di guardare il tg ci fa dimenticare dei loro bisogni?

Allora, finchè possiamo, lasciamo che pensino che i Draghi possono essere sconfitti, e quando avranno maggiori competenze emotive e la capacità di avere comunque fiducia e non lasciarsi sopraffare dall’angoscia, un poco alla volta, spiegheremo come va il Mondo.

 

Per il tema del mese, Generazioni, Serena rilancia sulla pagina Facebook di GenitoriCrescono un mio vecchio pezzo, con questa riflessione:

 

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lo scontro generazionale passa anche attraverso i nostri tabù personali in termini di educazione sessuale. Come tenete a bada i vostri tabù quando parlate di sessualità con i vostri figli?

Buona lettura, per chi ne ha voglia

http://genitoricrescono.com/tabu-personali-educazione-sessuale/